Nello studio del medico di famiglia si pensa di poter fare in futuro, un ecg, un holter oppure una spirometria. E nei casi più gravi, eseguire esami direttamente a casa propria grazie al medico di base. Per arginare i tempi di attesa per visite ed esami che spesso fanno attendere molti mesi il Governo ha stanziato in manovra 235 milioni da destinare agli acquisti di piccole apparecchiature diagnostiche da introdurre negli studi dei medici di famiglia.
Si parla di 235 milioni dal maxi fondo per gli investimenti in edilizia sanitaria (32 miliardi di cui 2 aggiunti dalla legge di bilancio) al fabbisogno di apparecchiature sanitarie. L’obiettivo è «migliorare il processo di presa in cura dei pazienti nonché di ridurre il fenomeno delle liste d’attesa». Già entro la fine dell’anno il ministero della Salute, d’intesa con le Regioni, fisserà i parametri per stilare un piano sui fabbisogni e attivare poi i trasferimenti alle Regioni.
I fondi serviranno per acquistare strumenti dal costo contenuto, ma che consentirebbero di approfondire direttamente in studio alcune sintomatologie senza avviare direttamente il paziente verso la prenotazione di un Cup, di uno specialista o di un accertamento più complesso e costoso.
«È un segnale importante – afferma il segretario della Federazione dei medici di medicina generale Fimmg, Silvestro Scotti – perchè è la prima volta che in una legge di bilancio si fa un investimento ad hoc per la Medicina generale, riconoscendone il ruolo centrale sul territorio». Ma cosa cambierà nella pratica? «Arriveranno nei nostri studi strumenti diagnostici come ad esempio lo spirometro per misurare la capacità respiratoria. Con questo semplice esame – spiega – potremo ad esempio fare una diagnosi tempestiva di una patologia respiratoria come la Bpco, diffusa tra fumatori e anziani e spesso non diagnosticata, con un risparmio in termini di terapie e ospedalizzazioni». Non solo: «Potremo anche avere dermatoscopi, per la diagnosi precoce dei tumori della pelle, ed elettrocardiografi per effettuare elettrocardiogrammi».
Le apparecchiature diganostiche, di proprietà delle aziende sanitarie, saranno messe a disposizione dei medici di famiglia.
Ma la novità potrebbe essere anche altra: «Queste nuove apparecchiature saranno collegate ai nostri smartphone e questo ci permetterà – afferma Scotti – di mettere i dati in rete e di condividerli ad esempio, in caso di necessità, con lo specialista di riferimento». Inoltre, saranno strumenti “mini”: «Si arricchisce così la borsa del medico, che all’interno non avrà più solo lo stetoscopio ma anche strumenti diagnostici specifici, e questo ci permetterà di effettuare tali primi esami anche direttamente a casa del paziente, in caso di soggetti allettati o anziani. Potremmo anche disporre di nuovi holter pressori e glucometri da consegnare ai pazienti ed i cui dati potranno essere inviatidirettamente al database del medico per un monitoraggio costante del paziente». Il passo successivo, conclude, «è definire accordi con gli ospedali e sul territorio, per rendere effettivi i consulti in telemedicina con gli specialisti».